# Le 16 regole della grammatica esperanto, spiegate

Source: https://esperantopedia.org/it/grammatica/16-regole/
Language: it
Updated: 2026-10-28

> Le 16 regole di Zamenhof (1887), rese vincolanti dal Fundamento nel 1905, coprono desinenze, tempi, articolo e accento. Ogni regola in parole semplici.

Le 16 regole sono la parte grammaticale del *Fundamento de Esperanto*, il libro del 1905 che definisce la lingua. L. L. Zamenhof le pubblicò per la prima volta nell’*Unua Libro*, uscito in russo a Varsavia il 26 luglio 1887. Insieme coprono desinenze, tempi, pronomi, accento e alcuni principi generali.

Le regole sono vincolanti ma non complete. La Dichiarazione di Boulogne (1905) rese il Fundamento intoccabile: nessuno può cambiarlo, anche se si possono aggiungere parole nuove e decisioni ufficiali.

Il testo ufficiale esiste in francese, inglese, tedesco, russo e polacco. Esistono traduzioni in esperanto, ma non fanno parte del Fundamento.

## Prima delle regole: l’alfabeto

La grammatica si apre con l’alfabeto di 28 lettere, una per suono, comprese ĉ, ĝ, ĥ, ĵ, ŝ e ŭ. Seguono due note: *ŭ* si usa solo dopo una vocale, e chi stampa senza lettere accentate può scrivere *ch, gh, hh, jh, sh, u*. Guida completa: [l’alfabeto esperanto](https://esperantopedia.org/it/imparare/alfabeto/).

## Le parti del discorso (regole 1–8)

### Regola 1: l’articolo
Esiste un solo articolo, *la* – «il, lo, la, i, gli, le», uguale per ogni genere, numero e caso. Non c’è l’articolo indeterminativo, quindi *domo* significa «una casa». La regola permette ai principianti di omettere *la* all’inizio. Altro: [l’articolo *la*](https://esperantopedia.org/it/grammatica/articolo/).

### Regola 2: i sostantivi
I sostantivi terminano in *-o* e il plurale aggiunge *-j*. I casi sono solo due: la forma base e l’accusativo in *-n*. Gli altri rapporti si esprimono con le preposizioni: *patro* – «padre», *patroj* – «padri», *patron* – «padre» (come complemento oggetto), *de la patro* – «del padre», *al la patro* – «al padre».

### Regola 3: gli aggettivi
Gli aggettivi terminano in *-a* e prendono *-j* e *-n* come i sostantivi. Il comparativo usa *pli* – «più», *plej* – «il più» e *ol* – «di, che»: *pli blanka ol neĝo* – «più bianco della neve». Altro: [sostantivi e aggettivi](https://esperantopedia.org/it/grammatica/sostantivi-aggettivi/).

### Regola 4: i numeri
I numeri di base sono *unu, du, tri, kvar, kvin, ses, sep, ok, naŭ, dek, cent, mil* (1–10, 100, 1000). I numeri più grandi si formano unendoli: *kvincent tridek tri* – 533. Desinenze e suffissi formano gli ordinali (*kvara* – «quarto»), i moltiplicativi (*-obl-*), le frazioni (*-on-*) e i collettivi (*-op-*), mentre *po* indica la distribuzione: *po kvin* – «cinque a testa».

### Regola 5: i pronomi
I pronomi personali sono *mi, vi, li, ŝi, ĝi, si, ni, ili, oni*. Aggiungendo *-a* si ottiene il possessivo, *mia* – «mio», e i pronomi prendono *-n* come i sostantivi: *min* – «me, mi». Altro: [pronomi](https://esperantopedia.org/it/grammatica/pronomi/).

### Regola 6: i verbi
I verbi non cambiano mai secondo la persona o il numero. Sei desinenze fanno tutto il lavoro: *-i* infinito, *-as* presente, *-is* passato, *-os* futuro, *-us* condizionale, *-u* comando o desiderio. Sei participi (*-ant-, -int-, -ont-, -at-, -it-, -ot-*) esprimono il significato attivo e passivo.

Il passivo si forma con *esti* più un participio passivo, con *de* per «da»: *ŝi estas amata de ĉiuj* – «è amata da tutti». Il testo inglese del 1905 chiama *-us* «subjunctive» (congiuntivo); oggi si chiama condizionale. Altro: [verbi](https://esperantopedia.org/it/grammatica/verbi/).

### Regola 7: gli avverbi
Gli avverbi terminano in *-e* e fanno il comparativo come gli aggettivi: *mia frato kantas pli bone ol mi* – «mio fratello canta meglio di me».

### Regola 8: le preposizioni
Le preposizioni sono seguite dalla forma base (il nominativo): *kun la patro* – «con il padre». L’eccezione sistematica è la regola 13, in cui *-n* dopo una preposizione di luogo indica il moto.

## Le regole generali (regole 9–16)

### Regola 9: la lettura
Ogni parola si legge esattamente come è scritta. Non ci sono lettere mute.

### Regola 10: l’accento
L’accento cade sempre sulla penultima sillaba: *fa-mi-**li**-o*, *es-pe-**ran**-to*.

### Regola 11: le parole composte
Le parole composte si formano semplicemente unendo parole, con la parola principale per ultima: *vaporŝipo* – «piroscafo» (*vapor-* «vapore» + *ŝip-* «nave»). Il testo del 1905 segna le parti della parola con apostrofi per i principianti (*patr'o*), un uso oggi abbandonato. Altro: [la formazione delle parole](https://esperantopedia.org/it/grammatica/formazione-parole/).

### Regola 12: la negazione
In una proposizione basta una sola negazione. Se c’è un’altra parola negativa, *ne* si omette: *mi neniam vidis* – «non ho mai visto», *mi nenion vidis* – «non ho visto niente».

### Regola 13: il moto
Per indicare il moto verso un luogo, la parola prende *-n*: *kie?* – «dove?», *kien?* – «verso dove?»; *tie* – «là», *tien* – «(verso) là»; *mi iras Parizon* – «vado a Parigi». Oggi è più usuale *al Parizo*. Altro: [l’accusativo](https://esperantopedia.org/it/grammatica/accusativo/).

### Regola 14: la preposizione je
Ogni preposizione ha un significato fisso. Quando nessuna è adatta, si usa *je*, che non ha un significato proprio: *ĝoji je tio* – «rallegrarsi di questo». L’accusativo senza preposizione può sostituire *je*: *ĝoji tion*.

### Regola 15: le parole straniere
Le parole internazionali assumono l’ortografia esperanto e nient’altro. Si prende in prestito solo la parola base; le parole imparentate si formano con le desinenze esperanto: *teatro* – «teatro», *teatra* – «teatrale».

### Regola 16: l’apostrofo
La *-o* finale di un sostantivo e la *-a* di *la* possono cadere ed essere sostituite da un apostrofo: *de l' mondo* – «del mondo». Oggi accade quasi solo in poesia e nelle canzoni.

## Le 16 regole viste da chi parla italiano

Il Fundamento non esiste ufficialmente in italiano. Secondo Wikipedia, la prima grammatica italiana dell’esperanto fu *Esperanto, ossia la più pratica delle lingue internazionali*, pubblicata nel marzo 1890 da [Daniele Marignoni](https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Marignoni) (1846–1910), di Crema, considerato l’iniziatore del movimento esperantista italiano. Ecco dove le regole di Zamenhof si allontanano di più dall’italiano:

| Regola | In italiano | In esperanto |
|---|---|---|
| 1 – articolo | il, lo, l’, la, i, gli, le; un, uno, una | solo *la*; nessun «un, una» |
| 2 – sostantivi | *-o* e *-a* di solito indicano il genere (il gatto, la gatta) | *-o* non è maschile e *-a* non è femminile; il femminile si fa con *-in-*: *kato* – *katino* |
| 6 – verbi | sei persone, tre coniugazioni, molte forme irregolari | una forma per tempo e nessuna eccezione |
| 9–10 – lettura e accento | ortografia abbastanza regolare, accento mobile ma spesso sulla penultima | ogni lettera ha un solo suono, accento sempre sulla penultima |
| 12 – negazione | doppia negazione obbligatoria: «Non vedo nessuno» | una sola negazione: *Mi vidas neniun* |
| 13 – moto | stessa preposizione per stato e moto: «sono in casa» / «vado in casa» | *-n* per il moto: *en la domo* / *en la domon* |

Per la lettura (regola 9) ci sono due trappole. La lettera *c* si legge sempre come la «zz» di «pizza» e mai come la «c» di «cena»: per quel suono l’esperanto usa *ĉ*. E la *h* si pronuncia sempre, a differenza dell’italiano «hotel» o «hanno».

## Che cosa lasciano fuori le 16 regole

Le regole furono scritte negli anni Ottanta dell’Ottocento, in uno stile tradizionale e da un punto di vista europeo. Il commento del PMEG definisce un equivoco comune la convinzione che l’esperanto abbia solo 16 regole. Argomenti che toccano appena o saltano del tutto:

- i 45 [correlativi](https://esperantopedia.org/it/grammatica/correlativi/) (*kiu, tiu, ĉiu…*) e il significato di prefissi e suffissi, che compaiono invece nel dizionario e negli esercizi del Fundamento;
- l’ordine delle parole, le domande sì/no con *ĉu* e le proposizioni con *ke* – «che»;
- quando usare il riflessivo *si* al posto di *li* o *ŝi*;
- l’accusativo per date e misure (*lundon* – «lunedì», *du horojn* – «per due ore»);
- quale tempo esprimono i participi, stabilito dall’Akademio de Esperanto con le decisioni del 1967 e del 1989;
- come i suffissi *-ig-* e *-iĝ-* fanno passare i verbi da transitivi a intransitivi e viceversa.

## Dove trovare la grammatica completa

- **PMEG** (*Plena Manlibro de Esperanta Gramatiko*) di Bertilo Wennergren: il riferimento gratuito più completo, online dal 1995 e scritto in esperanto. La versione 15.5 è di giugno 2024.
- **Il Fundamento stesso**: oltre alle regole, l’*Ekzercaro* (esercizi) e l’*Universala Vortaro* (dizionario) mostrano la grammatica in uso.
- **Le decisioni dell’Akademio de Esperanto**: chiarimenti ufficiali, per esempio sui participi.

## Esempi in frasi

- *La libro estas sur la tablo.* – «Il libro è sul tavolo.»
- *Mi vidas du katojn.* – «Vedo due gatti.»
- *La bluaj floroj estas tre belaj.* – «I fiori blu sono molto belli.»
- *En la klaso estas dudek tri lernantoj.* – «In classe ci sono ventitré alunni.»
- *Ŝi skribis al mi longan leteron.* – «Lei mi ha scritto una lunga lettera.»
- *Hieraŭ mi laboris, hodiaŭ mi ripozas.* – «Ieri ho lavorato, oggi riposo.»
- *Li kuras rapide.* – «Lui corre velocemente.»
- *Ni veturos al la maro per trajno.* – «Andremo al mare in treno.»
- *Mia avino havas grandan legomĝardenon.* – «Mia nonna ha un grande orto.»
- *Hodiaŭ neniu venis.* – «Oggi non è venuto nessuno.»
- *La infanoj kuris en la parkon.* – «I bambini sono corsi nel parco.»
- *Mi venos je la tria.* – «Verrò alle tre.»

## Domande frequenti

### L’esperanto ha davvero solo 16 regole di grammatica?
No. Le 16 regole sono il nucleo ufficiale, ma lasciano fuori l’ordine delle parole, i correlativi, l’uso di *si* e molto altro. Le grammatiche complete, come il PMEG, arrivano a centinaia di pagine.

### Chi ha scritto le 16 regole, e quando?
L. L. Zamenhof, il creatore dell’esperanto. Comparvero per la prima volta nell’*Unua Libro* nel 1887 e divennero parte del *Fundamento de Esperanto* nel 1905.

### Si possono cambiare le 16 regole?
No. Dalla Dichiarazione di Boulogne (1905) il Fundamento non può essere modificato. L’Akademio de Esperanto può aggiungere parole e prendere decisioni, ma non può riscrivere le regole.

### Esiste una versione ufficiale delle 16 regole in esperanto?
No. I testi ufficiali sono in francese, inglese, tedesco, russo e polacco. Le traduzioni in esperanto, per esempio nel PMEG, non hanno valore ufficiale.

### Le 16 regole esistono in italiano?
Non nel testo ufficiale del Fundamento, che è nelle cinque lingue sopra. Esistono però grammatiche e spiegazioni in italiano: la prima fu quella di Daniele Marignoni, pubblicata nel 1890.

## Fonti

- [Fundamento de Esperanto](https://www.akademio-de-esperanto.org/fundamento/) e la sua [grammatica in inglese](https://www.akademio-de-esperanto.org/fundamento/gramatiko_angla.html) – Akademio de Esperanto
- [Gramatiko en la Fundamento, con commento](https://bertilow.com/pmeg/aldonoj/fundamenta_gramatiko.html) – PMEG
- [Participoj (decisioni del 1967 e del 1989)](https://www.akademio-de-esperanto.org/decidoj/participoj.html) – Akademio de Esperanto
- [Apostrofo: uso normale](https://bertilow.com/pmeg/gramatiko/apostrofo/normala_uzo.html) – PMEG
- [Fundamento de Esperanto](https://it.wikipedia.org/wiki/Fundamento_de_Esperanto), [Unua libro](https://it.wikipedia.org/wiki/Unua_libro), [Daniele Marignoni](https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Marignoni) – Wikipedia
- [Plena Manlibro de Esperanta Gramatiko](https://en.wikipedia.org/wiki/Plena_Manlibro_de_Esperanta_Gramatiko) – Wikipedia (in inglese)
