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Citazioni di Zamenhof: le parole del creatore dell’esperanto

Che cosa ha scritto e detto davvero il creatore dell’esperanto, verificato parola per parola sui suoi testi di pubblico dominio.

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Le parole più note di L. L. Zamenhof vengono dai discorsi di apertura ai primi otto Congressi universali di esperanto (1905–1912), dalla sua Dichiarazione sull’Homaranismo del 1913 e dalle sue lettere. Qui trovi 16 citazioni in esperanto, con una nostra traduzione italiana e il collegamento alla fonte. Ognuna è stata confrontata parola per parola con i testi di Zamenhof, che sono di pubblico dominio (morì nel 1917); […] segna un taglio. L’Unua Libro del 1887 era in russo, perciò la sua prefazione è citata nella versione esperanto che l’autore ne diede in seguito; quando la formulazione esperanto non è sua, lo diciamo. Per la sua vita vedi Zamenhof.

Per chi legge in italiano. Secondo Korĵenkov una traduzione italiana dell’Unua Libro uscì nel 1890, ma non l’abbiamo trovata online (vedi Unua Libro); per questo rimandiamo ai testi russi e a quelli in esperanto. Una raccolta dei suoi scritti, a cura di Carlo Minnaja, fu pubblicata dalla Federazione Esperantista Italiana nel 2009 con il titolo Lazzaro Ludovico Zamenhof.

La lingua e il suo scopo

La diferenco de la lingvoj prezentas la esencon de la diferenco kaj reciproka malamikeco de la nacioj […]

– «La differenza delle lingue rappresenta l’essenza della differenza e dell’inimicizia reciproca tra le nazioni […]» Prefazione dell’Unua Libro, 1887 (testo).

Por ke lingvo estu tutmonda, ne sufiĉas nomi ĝin tia.

– «Perché una lingua sia mondiale, non basta chiamarla così.» Il motto sul frontespizio del primo Unua Libro, Varsavia, 1887. Il libro era in russo (originale); la formulazione in esperanto è di Adam Zakrzewski, Universo, 1910 (testo). Alcune raccolte stampano internacia («internazionale») al posto di tutmonda.

[…] estas plej necesa antaŭ ĉio unu kondiĉo: la ekzistado de klare difinita, neniam tuŝebla kaj neniam ŝanĝebla Fundamento de la lingvo.

– «[…] la cosa più necessaria di tutte è una condizione: l’esistenza di un Fundamento della lingua chiaramente definito, che non si possa mai toccare e mai modificare.» Prefazione al Fundamento de Esperanto, luglio 1905 (testo).

Neutralità e uguaglianza dei popoli

[…] hodiaŭ inter la gastamaj muroj de Bulonjo-sur-Maro kunvenis ne francoj kun angloj, ne rusoj kun poloj, sed homoj kun homoj.

– «[…] oggi, tra le mura ospitali di Boulogne-sur-Mer, si sono riuniti non francesi con inglesi, non russi con polacchi, ma esseri umani con esseri umani.» Discorso di apertura del primo Congresso universale, agosto 1905 (testo). La frase è ripresa nel titolo della storia dei congressi di Ziko van Dijk, Sed homoj kun homoj (UEA, 2005). Vedi il Congresso universale di esperanto.

Rompu, rompu la murojn inter la popoloj, donu al ili la eblon libere konatiĝi kaj komunikiĝi sur neŭtrala fundamento […]

– «Rompete, rompete i muri tra i popoli, date loro la possibilità di conoscersi e di comunicare liberamente su un fondamento neutrale […]» Ginevra, 1906, dopo aver descritto il massacro nella sua città natale, Białystok (testo).

Sur neŭtrala lingva fundamento, / Komprenante unu la alian, / La popoloj faros en konsento / Unu grandan rondon familian.

– «Su un fondamento linguistico neutrale, / comprendendosi l’un l’altro, / i popoli faranno, d’accordo, / un grande cerchio familiare.» Terza strofa della poesia La Espero, 1890 (testo); Zamenhof la citò lui stesso nel discorso di Cambridge del 1907. La poesia è l’inno non ufficiale, vedi bandiera e simboli.

La interna ideo de Esperanto […] estas: sur neŭtrala lingva fundamento forigi la murojn inter la gentoj kaj alkutimigadi la homojn, ke ĉiu el ili vidu en sia proksimulo nur homon kaj fraton.

– «L’idea interna dell’esperanto […] è questa: su un fondamento linguistico neutrale eliminare i muri tra le genti e abituare via via le persone a far sì che ciascuno veda nel proprio prossimo soltanto un essere umano e un fratello.» Cracovia, 1912 (testo).

[…] forigi unu fojon por ĉiam la ĉefan kaŭzon de la militoj, la barbaran restaĵon el la plej antikva antaŭcivilizacia tempo, la regadon de unuj gentoj super aliaj gentoj.

– «[…] eliminare una volta per sempre la causa principale delle guerre, quel barbaro residuo del più antico tempo anteriore alla civiltà: il dominio di certe genti su altre genti.» Fine di Post la Granda Milito. Alvoko al la diplomatoj («Dopo la Grande Guerra. Appello ai diplomatici»), scritto nel 1915, durante la Prima guerra mondiale (testo).

Homaranismo

Zamenhof pubblicò la sua Deklaracio pri Homaranismo nel 1913 come «la mia credenza puramente privata», distinta dall’esperanto. Si apre con Mi estas homarano – «Sono un homarano». Altro nella pagina sull’Homaranismo.

Mi estas homo, kaj la tutan homaron mi rigardas kiel unu familion.

– «Sono un essere umano, e considero l’intera umanità come un’unica famiglia.» Punto I (testo).

Mi vidas en ĉiu homo nur homon, kaj mi taksas ĉiun homon nur laŭ lia persona valoro kaj agoj.

– «In ogni essere umano vedo soltanto un essere umano, e valuto ciascuno unicamente in base al suo valore personale e alle sue azioni.» Punto II (stesso testo).

Su di sé e sul proprio ruolo

Lingvo Internacia kiel ĉiu nacia estas komuna propraĵo; la aŭtoro forlasas por ĉiam ĉiujn personajn rajtojn al ĝi.

– «La Lingua Internazionale, come ogni lingua nazionale, è proprietà comune; l’autore vi rinuncia per sempre a ogni diritto personale.» Nota a pagina 2 dell’Unua Libro (1887), in russo (originale); la formulazione in esperanto è di Johannes Dietterle (testo).

Mi ne volas esti kreinto de l’ lingvo, mi volas nur esti iniciatoro.

– «Non voglio essere il creatore della lingua, voglio essere soltanto l’iniziatore.» Prefazione al Dua Libro, 1888 (testo).

Memoru, ke Esperanto estas nenies propraĵo, ke la esperantistoj havas plenan rajton fari kun ĝi ĉion, kion ili volas, se ili nur faros ĝin singarde, lojale kaj interkonsente.

– «Ricordate che l’esperanto non è proprietà di nessuno, che gli esperantisti hanno pieno diritto di fare con esso tutto ciò che vogliono, purché lo facciano con prudenza, lealtà e di comune accordo.» Dresda, agosto 1908 (testo).

Nomu min per mia nomo, nomu min fondinto de la lingvo, aŭ kiel vi volas, sed mi petas vin, ne nomu min plu „majstro“ […]

– «Chiamatemi con il mio nome, chiamatemi fondatore della lingua, o come volete, ma vi prego di non chiamarmi più “maestro” […]» Cracovia, agosto 1912, per il 25º anniversario (testo).

I otto discorsi ai congressi, 1905–1912

Zamenhof aprì ciascuno dei primi otto congressi. La parte IV dell’Originala Verkaro li contiene tutti e otto, più altri nove discorsi.

AnnoLuogoTema principaleTesto
1905Boulogne-sur-MerTerreno neutrale; si chiude con una preghieraIV/2
1906GinevraL’«idea interna» dell’esperantoIV/5
1907CambridgeLo scopo dei congressiIV/6
1908DresdaStabilità, dopo la scissione dell’IdoIV/8
1909BarcellonaBreve; il suo ruolo di simboloIV/9
1910WashingtonPerché l’esperanto sarebbe sceltoIV/11
1911AnversaSchleyer; le votazioni nei congressiIV/14
1912CracoviaGiubileo; rinuncia al titolo di «maestro»IV/15

Lettere

Oni edukadis min kiel idealiston; oni min instruis, ke ĉiuj homoj estas fratoj, kaj dume sur la strato kaj sur la korto, ĉio ĉe ĉiu paŝo igis min senti, ke homoj ne ekzistas: ekzistas sole rusoj, poloj, germanoj, hebreoj k.t.p.

– «Mi hanno educato da idealista; mi insegnavano che tutti gli uomini sono fratelli, e intanto per la strada e nel cortile tutto, a ogni passo, mi faceva sentire che gli uomini non esistono: esistono soltanto russi, polacchi, tedeschi, ebrei e così via.» Lettera a N. Borovko, anni Novanta dell’Ottocento, stampata nel 1896; il testo esperanto è la traduzione dal russo di V. Gernet (testo).

Se mi ne estus hebreo el la ghetto, la ideo pri la unuigo de la homaro aŭ tute ne venus al mi en la kapon, aŭ ĝi neniam tenus min tiel obstine en la daŭro de mia tuta vivo.

– «Se non fossi un ebreo del ghetto, l’idea dell’unificazione dell’umanità o non mi sarebbe affatto venuta in mente, o non mi avrebbe tenuto così ostinatamente per tutta la vita.» Lettera privata ad Alfred Michaux, 21 febbraio 1905 (testo). In un post scriptum chiede a Michaux di dire che si definisce Ruslanda hebreo, «un ebreo di Russia».

Spesso attribuite, ma assenti dai suoi testi

Vikicitaro (il Wikiquote in esperanto) elenca queste frasi sotto il nome di Zamenhof senza indicare un testo di origine. Abbiamo cercato nell’Originala Verkaro del 1929 (comprese 140 lettere), nella Fundamenta Krestomatio, nel Dua Libro e in tutto il testo di Vikifontaro, e non abbiamo trovato né l’una né l’altra formulazione:

  • Kiam la popoloj povos interkompreniĝi, ili ĉesos malami unu la alian. – «Quando i popoli potranno capirsi, smetteranno di odiarsi a vicenda.» Lo stesso Zamenhof rifiutò questa visione semplice (vedi sotto).
  • Mi forĝis, kiel forĝisto aŭ seruristo, la ŝlosilon de l’mondo. – «Ho forgiato, come un fabbro o un costruttore di serrature, la chiave del mondo.» Il testo più vicino è la lettera a Borovko, in cui concepisce la lingua come una «chiave» (ŝlosilo) che permette a un lettore che non l’ha mai imparata di capire una lettera.

Domande frequenti

Qual è la citazione più famosa di Zamenhof?

Probabilmente la frase di Boulogne-sur-Mer del 1905: non francesi con inglesi, non russi con polacchi, «ma esseri umani con esseri umani» (sed homoj kun homoj).

Che cosa intendeva Zamenhof con l’«idea interna» dell’esperanto?

Nel suo ultimo discorso ufficiale a un congresso (Cracovia, 1912) la definì come l’eliminazione dei muri tra i popoli su un fondamento linguistico neutrale, in modo che ciascuno veda nel proprio prossimo soltanto un essere umano e un fratello. Disse che non vincola nessun singolo esperantista.

Zamenhof pensava che una lingua comune avrebbe messo fine all’odio?

No. A Ginevra nel 1906 disse: «non crediamo che un fondamento neutrale faccia degli uomini degli angeli» (ni ne kredas, ke neŭtrala fundamento faros el la homoj anĝelojn, testo). Nel 1915 scrisse che è facile fare fratelli di persone libere e uguali, ma impossibile quando alcune di loro si considerano padroni legittimi sulle altre (Post la Granda Milito, testo).

Fonti

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