Esperantopedia

Grammatica

Verbi in esperanto: tempi, coniugazione ed esti

Sei desinenze, nessuna forma di persona e nessun verbo irregolare: tutto il sistema verbale sta in una tabella.

Aggiornato: 6 min di lettura

I verbi esperanto hanno sei desinenze e non cambiano secondo la persona o il numero. Mi parolas, vi parolas, ŝi parolas, ili parolas – «parlo, parli, lei parla, loro parlano»: una forma per ogni tempo. Non ci sono verbi irregolari, nemmeno esti – «essere».

In italiano un verbo ha sei persone, almeno otto tempi e modi semplici, tre coniugazioni (-are, -ere, -ire) e molti verbi irregolari (essere, avere, andare, fare). In esperanto tutto questo si riduce a sei desinenze, valide per ogni verbo.

Le sei desinenze verbali

DesinenzaNomeEsempioTraduzione
-iinfinitoparoli«parlare»
-aspresentemi parolas«parlo, sto parlando»
-ispassatomi parolis«parlai, parlavo, ho parlato»
-osfuturomi parolos«parlerò»
-uscondizionalemi parolus«parlerei»
-uvolitivo (comando, desiderio)parolu!«parla!»

Le vocali seguono uno schema: a è il presente, i il passato, o il futuro. Le stesse vocali ritornano nei participi -ant-, -int- e -ont-.

ora

Coniugazione completa di paroli – «parlare»

PersonaPresentePassatoFuturoCondizionaleVolitivo
iomi parolasmi parolismi parolosmi parolusmi parolu
tu, Leivi parolasvi parolisvi parolosvi parolusvi parolu
lui, lei, essoli, ŝi, ĝi parolasli, ŝi, ĝi parolisli, ŝi, ĝi parolosli, ŝi, ĝi parolusli, ŝi, ĝi parolu
noini parolasni parolisni parolosni parolusni parolu
voivi parolasvi parolisvi parolosvi parolusvi parolu
loroili parolasili parolisili parolosili parolusili parolu
si (impersonale)oni parolasoni parolisoni parolosoni parolusoni parolu
Italiano (1ª pers.)parloho parlato, parlavo, parlaiparleròparlereiparla!, che parli

Ogni verbo della lingua segue questa tabella. Cambia solo il soggetto, quindi il pronome serve: parolas da solo non dice chi parla. A differenza dell’italiano («parlo», «parli», «parla») il soggetto pronominale non si può omettere. Vedi i pronomi.

Esti – «essere»

FormaEsperantoItaliano
infinitoestiessere
presenteestassono, sei, è, siamo, siete, sono
passatoestisero, fui, sono stato…
futuroestossarò, sarai, sarà…
condizionaleestussarei, saresti…
volitivoestusii!, sia!, che sia
participiestanta, estinta, estontache è, che è stato, che sarà
  • Mi estas feliĉa. – «Sono felice.»
  • Ili estis hejme. – «Erano a casa.»
  • Estu trankvila! – «Sii calmo!»
  • Estas tri katoj en la ĝardeno. – «Ci sono tre gatti in giardino.»

La parola dopo esti non prende mai la desinenza dell’oggetto -n: Mi estas instruisto – «Sono un insegnante» (senza «un»). Vedi l’accusativo. Nell’ultimo esempio l’italiano usa «ci sono», con accordo al plurale; l’esperanto ha estas invariabile, senza alcuna particella.

Dove l’italiano usa «avere»

Diverse espressioni italiane con «avere» hanno in esperanto un verbo proprio, senza havi:

ItalianoEsperanto
Ho fame.Mi malsatas.
Ho sete.Mi soifas.
Ho paura.Mi timas.
Ho ragione.Mi pravas.

L’età si dice con esti: «Ha vent’anni» è Li estas dudek jarojn aĝa (vedi l’accusativo).

Presente, passato e futuro

-as copre ciò che accade ora, le abitudini e le verità generali. Copre anche gli stati iniziati prima che continuano: Mi loĝas ĉi tie tri jarojn. – «Abito qui da tre anni.» (Anche l’italiano usa il presente con «da».)

-is copre ogni tipo di passato: Mi jam manĝis. – «Ho già mangiato.» Hieraŭ mi laboris. – «Ieri ho lavorato.» Questo è un punto che semplifica la vita a chi parla italiano: passato prossimo, imperfetto, passato remoto e trapassato («ho mangiato», «mangiavo», «mangiai», «avevo mangiato») sono tutti mi manĝis, e non c’è da scegliere tra «essere» e «avere» come ausiliare («sono andato», «ho mangiato» → mi iris, mi manĝis).

-os è il futuro: Morgaŭ mi vizitos vin. – «Domani ti farò visita.» In italiano il presente può indicare il futuro vicino («Domani parto»); in esperanto il futuro si segna di regola con -os.

Nel discorso indiretto il verbo mantiene il tempo delle parole originali: Li diris, ke li volas manĝi. – «Ha detto che voleva mangiare» (letteralmente «vuole»). L’italiano sposta indietro i tempi («voleva»); l’esperanto no.

ItalianoEsperanto
mangio, sto mangiandomi manĝas
ho mangiato, mangiai, mangiavomi manĝis
mangeròmi manĝos
mangereimi manĝus
mangia!, che mangimanĝu!

Condizionale -us

-us descrive ciò che è immaginato o irreale, senza alcun riferimento al tempo. Nelle frasi con «se» che riguardano qualcosa di immaginato, entrambe le parti prendono -us:

  • Se mi havus tempon, mi venus. – «Se avessi tempo, verrei.»
  • Mi ŝatus kafon. – «Gradirei un caffè.»
  • Ĉu vi povus helpi min? – «Potresti aiutarmi?»

Per le possibilità reali si usano i tempi normali: Se pluvos, mi restos hejme. – «Se piove, resterò a casa.» L’esperanto usa il futuro in entrambe le parti, mentre l’italiano ricorre spesso al presente.

Condizionale e congiuntivo

L’esperanto non ha un congiuntivo: ha il condizionale -us e il volitivo -u. Il congiuntivo italiano, dunque, non ha un’unica corrispondenza: dipende dall’uso.

ItalianoEsperanto
condizionale: «verrei», «avrei mangiato»-us: mi venus, mi estus manĝinta
periodo ipotetico: «Se avessi tempo, verrei» (congiuntivo + condizionale)Se mi havus tempon, mi venus. (-us in entrambe le parti)
congiuntivo dopo «volere che»: «Voglio che tu venga»-u: Mi volas, ke vi venu.
congiuntivo di scopo: «affinché tu sappia»-u: por ke vi sciu
congiuntivo dopo opinione o dubbio: «Penso che sia vero», «Credo che venga»indicativo: Mi pensas, ke tio estas vera.; Mi kredas, ke li venos.
congiuntivo concessivo: «Sebbene piova»indicativo: Kvankam pluvas
congiuntivo esortativo: «Venga!», «Andiamo!»-u: Venu!, Ni iru!

La regola pratica: dopo verbi di opinione, dubbio o sentimento («penso che», «credo che», «sebbene») l’esperanto non usa il congiuntivo; usa -u quando qualcuno vuole, chiede o ordina che accada qualcosa.

Volitivo -u: comandi, desideri, «andiamo»

-u mostra ciò che qualcuno vuole, chiede o ordina:

  • Venu! – «Vieni!, Venga!»
  • Ni iru! – «Andiamo!»
  • Li atendu. – «Che aspetti.»
  • Mi volas, ke vi venu. – «Voglio che tu venga.»
  • Ĉu ni iru? – «Andiamo?»

Il «per favore» cortese è bonvolu più un infinito: Bonvolu sidiĝi. – «Si accomodi, per favore.»

L’italiano ha forme diverse dell’imperativo per «tu», «Lei» e «voi» (vieni, venga, venite) e nega il «tu» con l’infinito («Non venire!»). L’esperanto ha -u per tutti, anche in negativo: Ne venu!

Tempi composti, in breve

Esti più un participio dà distinzioni più fini del tempo e il passivo:

FormaEsempioTraduzione
estas + -intaMi estas manĝinta.«Ho mangiato (ho finito di mangiare).»
estis + -intaMi estis manĝinta, kiam li venis.«Avevo mangiato quando è arrivato.»
estas + -itaLa pordo estas fermita.«La porta è chiusa.»
estis + -ita + deLa letero estis skribita de Anna.«La lettera è stata scritta da Anna.»

Il PMEG consiglia di usare le forme semplici nella maggior parte dei casi. I dettagli sono nei participi.

Transitivo e intransitivo: -ig- e -iĝ-

Ogni radice verbale è transitiva (prende un oggetto) o intransitiva. Fermi – «chiudere» è transitiva: Mi fermas la pordon. – «Chiudo la porta.» Per dire «la porta si chiude» si aggiunge -iĝ-: La pordo fermiĝas.

-ig- funziona al contrario e significa «far sì che»: morti – «morire» → mortigi – «uccidere». Entrambi possono unirsi a una radice: sidi – «stare seduto», sidiĝi – «sedersi», sidigi – «far sedere». Altro nei suffissi.

I verbi riflessivi italiani

L’italiano usa «si» per i verbi riflessivi e pronominali (lavarsi, alzarsi, sedersi) e per la forma intransitiva («la porta si chiude»). In esperanto si usa il pronome riflessivo sin oppure, per un cambiamento di stato, -iĝ-:

ItalianoEsperanto
lavarsilavi sin – Mi lavas min.
sedersisidiĝi
alzarsileviĝi
svegliarsivekiĝi
chiamarsi («Mi chiamo Marco»)nomiĝi – Mi nomiĝas Marko.
«La porta si apre»La pordo malfermiĝas.

L’italiano «far + infinito» (far morire, far sedere) corrisponde a -ig-: mortigi, sidigi. Inoltre in italiano molti verbi sono sia transitivi sia intransitivi («cambiare», «finire», «aumentare»); in esperanto ogni radice ha una transitività fissa e si passa dall’una all’altra con -ig- e -iĝ-.

Esempi in frasi

  • Mi legas libron. – «Leggo un libro.»
  • Hieraŭ mi legis la tutan tagon. – «Ieri ho letto tutto il giorno.»
  • Morgaŭ mi legos la novan ĉapitron. – «Domani leggerò il nuovo capitolo.»
  • Kiam vi telefonis, mi kuiris. – «Quando hai telefonato, stavo cucinando.»
  • Mi ŝatus legi pli ofte. – «Mi piacerebbe leggere più spesso.»
  • Se mi estus vi, mi ne farus tion. – «Se fossi in te, non lo farei.»
  • Legu laŭte, mi petas! – «Leggi ad alta voce, per favore!»
  • Ni iru al la biblioteko! – «Andiamo in biblioteca!»
  • Mi deziras, ke vi estu feliĉa. – «Desidero che tu sia felice.»
  • Mi ne komprenas la demandon. – «Non capisco la domanda.»

Domande frequenti

Quanti tempi ha l’esperanto?

Tre tempi semplici: presente -as, passato -is e futuro -os. Aggiungi il condizionale -us, il volitivo -u e l’infinito -i e hai tutte e sei le desinenze verbali.

Esistono verbi irregolari in esperanto?

No. Ogni verbo, compresi esti – «essere», havi – «avere» e iri – «andare», usa le stesse sei desinenze.

Come si dice «andiamo!» in esperanto?

Si usa ni con la forma in -u: Ni iru! – «Andiamo!», Ni manĝu! – «Mangiamo!».

Come si rende negativo un verbo?

Si mette ne prima: Mi ne komprenas. – «Non capisco.» Altro in domande e negazione.

L’esperanto ha un tempo progressivo come «sto mangiando»?

Mi manĝas significa sia «mangio» sia «sto mangiando». Esiste una forma composta come mi estas manĝanta, ma raramente serve.

Esiste il congiuntivo in esperanto?

Non come modo a sé. Il condizionale -us copre il «se avessi…» e il «verrei», il volitivo -u copre «voglio che tu venga»; dopo «penso che» e «sebbene» si usa l’indicativo.

Fonti

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