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Critiche all’esperanto: argomenti e risposte

L’esperanto è criticato dal 1887 – da linguisti, da ideatori di lingue rivali e dagli stessi parlanti. Ecco le obiezioni principali e le risposte dei sostenitori.

Aggiornato: 7 min di lettura

Le critiche più comuni all’esperanto sono che il suo lessico è europeo, che le lettere con segni diacritici (ĉ, ĝ, ĥ, ĵ, ŝ, ŭ) sono poco pratiche, che il suo sistema di genere tratta il maschile come predefinito, che l’accusativo e la concordanza degli aggettivi lo rendono più difficile del necessario, che è «artificiale» e senza cultura e che è fallito come lingua mondiale. Ogni obiezione ha un fondamento. I sostenitori rispondono con prove proprie, e su vari punti la stessa comunità sta cambiando l’uso.

Questa pagina presenta entrambe le posizioni in modo neutrale. Per il percorso della lingua vedi la storia dell’esperanto e quante persone la parlano.

Il lessico è troppo europeo?

La critica. Le radici dell’esperanto vengono soprattutto da lingue europee. Le stime collocano tra il 75% e il 90% del lessico nelle lingue romanze (la cifra più usata è l’80% di Pierre Janton, citato da Krunoslav Puškar nel 2015), con la maggior parte del resto da germaniche, greco e slave. Chi parla spagnolo o italiano riconosce subito molte parole; chi parla cinese, arabo o swahili no. Anche il sistema dei suoni e parte della grammatica mostrano un influsso slavo, che riflette il retroterra di Zamenhof.

La replica. I sostenitori fanno tre osservazioni:

  • La grammatica non è tipicamente europea. L’esperanto costruisce le parole unendo parti invariabili – san·a «sano», mal·san·a «malato», mal·san·ul·ej·o «ospedale» – un po’ come i composti del turco, dello swahili o del cinese. Non ci sono verbi irregolari né genere grammaticale per le cose. Vedi la formazione delle parole.
  • Imparare resta comunque più facile per tutti. Anche senza radici familiari, un piccolo insieme di radici più affissi regolari lascia molto meno da memorizzare che in una lingua nazionale.
  • I dati non mostrano un vantaggio europeo nella diffusione. Lo statistico Svend Vendelbo Nielsen non trovò alcuna correlazione significativa tra la somiglianza della lingua di un Paese con l’esperanto e il numero di parlanti di esperanto. La popolarità correlava di più con ricchezza e accesso a internet. Comunità consistenti esistono anche fuori dall’Europa, per esempio in Brasile e in Asia orientale.

Per chi parla italiano il vantaggio è concreto: molte radici sono riconoscibili al primo sguardo, come amiko («amico»), voĉo («voce»), ĉielo («cielo»), libro («libro»), fenestro («finestra») o nomo («nome»). Il lessico è però scelto e ricombinato secondo regole proprie, e non tutte le parole simili hanno lo stesso significato dell’italiano, perciò conviene sempre controllare nel dizionario.

Le lettere con segni diacritici sono un problema?

La critica. L’esperanto usa sei lettere con segni diacritici: ĉ, ĝ, ĥ, ĵ, ŝ, ŭ. Sono rare in altri alfabeti, assenti dalle tastiere standard e, in passato, da molti caratteri tipografici e macchine da scrivere. La proposta di riforma del 1894 le avrebbe eliminate e la lingua rivale ido (1907) le abbandonò.

La replica. Ogni lettera ha un solo suono, perciò l’ortografia resta pienamente fonetica. Zamenhof previde un ripiego, il «sistema h» (ch, gh, hh, jh, sh, u), e la comunità aggiunse per i computer il «sistema x» (cx, gx, hx, jx, sx, ux). I telefoni e le tastiere moderni supportano direttamente le lettere.

Per chi parla italiano i suoni non sono estranei: ĉ si legge come la c di cena, ĝ come la g di gelo, ŝ come sc di scena e ŭ come la u di auto (aŭto). Attenzione invece alla c semplice, che in esperanto vale /ts/, come la z di pizza: cent («cento») si pronuncia tsent. Inoltre la h si pronuncia sempre (hundo), a differenza dell’italiano, e g è sempre dura come in gatto, anche davanti a e e i (ge si legge «ghe»).

L’esperanto è sessista?

La critica. Molti sostantivi di persona sono maschili o non marcati per impostazione predefinita, e il femminile si ricava con il suffisso -in-: patro «padre» → patrino «madre», sinjoro «signore» → sinjorino «signora». I critici dicono che ciò riflette la società europea dell’Ottocento. L’esperanto non ha neppure un pronome comune per «lui o lei» accettato da tutti.

La replica e il cambiamento. Il prefisso ge- comprende entrambi i sessi (gepatroj «genitori»). Molti parlanti trattano ormai parole di ruolo come instruisto «insegnante» come neutre rispetto al genere. Un pronome neutro, ri, registrato per la prima volta nel 1976, si è diffuso dal 2010 circa, e uno studio del 2020 di Marcos Cramer ne ha rilevato la crescita, soprattutto tra i più giovani. L’Accademia di Esperanto non ha approvato ri; nel 2020 il suo servizio di consulenza disse che la comunità non si era ancora accordata su una forma.

L’accusativo e la concordanza dell’aggettivo sono superflui?

La critica. L’esperanto segna il complemento oggetto con -n (Mi vidas la hundon «Vedo il cane») e fa concordare gli aggettivi in numero e caso (belajn florojn «bei fiori», come oggetto). Per chi ha una lingua senza casi – inglese, francese, cinese – è la parte più difficile della grammatica. Sia la riforma del 1894 sia l’ido cercarono di ridurla.

La replica. L’accusativo rende libero l’ordine delle parole (La hundon vidas mi significa ancora «Vedo il cane») e distingue la direzione (en la domo «nella casa» contro en la domon «dentro la casa»). È del tutto regolare. La ricerca sui bambini madrelingua dà risultati misti: alcuni lo usano con coerenza, altri lo omettono per l’influsso dell’altra lingua. Vedi l’accusativo e i madrelingua. L’italiano non ha casi per i nomi, ma li conserva nei pronomi (io / me / mi), perciò l’idea di una forma per l’oggetto non è del tutto nuova per un parlante italiano.

L’esperanto è «artificiale» e senza cultura?

La critica. Essendo una lingua progettata, l’esperanto non avrebbe storia, madrelingua né letteratura. Il linguista tedesco Jürgen Trabant, per esempio, sostenne nel 2011 che, a differenza del latino, gli manca una grande letteratura. Il linguista Ken Miner sostenne che, senza madrelingua come autorità, una vera linguistica dell’esperanto è impossibile.

La replica. L’esperanto ha ormai più di 135 anni di uso continuo, circa 1.000–2.000 madrelingua, romanzi e poesie originali, traduzioni dei classici mondiali, musica e film. La Polonia lo ha inserito nel 2014 nell’elenco nazionale del patrimonio culturale immateriale e l’Austria ha aggiunto la cultura esperantista al proprio inventario nel 2026. Vedi la letteratura e musica e cinema.

L’esperanto è fallito?

La critica. Zamenhof sperava che l’esperanto diventasse la seconda lingua di tutti. Dopo quasi 140 anni lo parlano forse da 60.000 a 2 milioni di persone, nessuno Stato lo usa ufficialmente e l’inglese è diventato la lingua mondiale di fatto. La Francia lo bloccò alla Società delle Nazioni nei primi anni Venti, e le risoluzioni favorevoli dell’UNESCO del 1954 e del 1985 non portarono all’adozione.

La replica. I sostenitori distinguono tra l’obiettivo della «vittoria finale» (fina venko) e il valore attuale della lingua. Dal Manifesto di Raŭmo (1980) molti parlanti ritengono che l’esperanto valga la pena di essere usato adesso, come comunità culturale, e non solo come futura lingua mondiale. I sostenitori ritengono inoltre che siano stati eventi politici – guerra, persecuzione, potenza economica anglofona – e non difetti della lingua a spiegarne la diffusione limitata.

Quali argomenti portano i sostenitori?

Oltre a rispondere ai critici, i sostenitori indicano tre tipi di prove. Ciascuna ha dei limiti.

ArgomentoProveLimite
L’esperanto aiuta a imparare altre lingue (effetto «propedeutico»)Nel programma britannico Springboard to Languages (2006–2011), alunni della scuola primaria impararono prima l’esperanto; la valutazione rilevò una buona consapevolezza linguistica e atteggiamenti positivi verso l’apprendimento delle lingue. Esperimenti precedenti a Paderborn, in Germania, riferirono che gli alunni che imparavano l’esperanto prima dell’inglese raggiungevano e superavano le classi di solo inglese.La valutazione (Amanda Barton e Joanna Bragg, Università di Manchester) fu soprattutto uno studio di caso su una scuola, e il suo riassunto avverte che un’altra lingua, o lezioni di consapevolezza linguistica, avrebbero potuto avere lo stesso effetto. Una successiva rassegna di studi svolti in classi inglesi, di Roehr-Brackin e Tellier (2018), non ha trovato un maggior successo nell’imparare poi un’altra lingua. Molti studi più vecchi mancano di metodi rigorosi.
L’esperanto farebbe risparmiareIl rapporto Grin del 2005, redatto per il consiglio francese di valutazione dell’istruzione, stimò che il predominio dell’inglese porti al Regno Unito circa 17–18 miliardi di euro l’anno e che usare l’esperanto nell’UE potrebbe far risparmiare circa 25 miliardi di euro l’anno.Presuppone una scelta politica che nessun governo ha fatto e un tempo di apprendimento pari a circa un terzo di quello di altre lingue.
L’esperanto è linguisticamente equoNessun parlante ha il vantaggio del madrelingua, a differenza dell’inglese.I madrelingua di lingue europee trovano comunque il lessico più facile.

Domande frequenti

L’esperanto è eurocentrico?

Il suo lessico in gran parte lo è – le stime collocano tra il 75% e il 90% nelle lingue romanze, con la maggior parte del resto germanico, greco e slavo. La sua grammatica, costruita con parti invariabili, è più vicina a lingue agglutinanti come il turco o lo swahili, e gli studi non hanno trovato un legame chiaro tra la lingua di un Paese e la popolarità dell’esperanto in quel Paese.

Perché l’esperanto non è diventato la lingua mondiale?

Soprattutto per ragioni politiche: nessun governo lo adottò, la Francia lo bloccò alla Società delle Nazioni, i regimi nazista e sovietico lo perseguitarono e dopo il 1945 l’inglese si diffuse con la potenza economica e culturale americana.

L’esperanto è una lingua sessista?

Molti sostantivi di persona sono maschili per impostazione predefinita, con forme femminili derivate con -in-. L’uso sta cambiando: molti parlanti trattano parole come instruisto come neutre, e il pronome neutro ri è sempre più usato, anche se non è approvato ufficialmente.

Perché l’esperanto ha lettere come ĉ e ŝ?

Perché a ogni suono corrisponda esattamente una lettera, mantenendo fonetica l’ortografia. Quando le lettere non si possono digitare, i parlanti usano il sistema x (cx, sx) o il sistema h di Zamenhof (ch, sh).

L’esperanto è davvero più facile da imparare?

Per la maggior parte di chi studia, sì: ha un’ortografia fonetica, nessun verbo irregolare e una formazione delle parole regolare. Quanto sia più facile dipende dalla lingua madre; chi parla lingue europee, italiano compreso, trae il massimo vantaggio dal lessico familiare.

Fonti

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