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Fare acquisti in esperanto: prezzi, pagamenti, banca

Quattro verbi – aĉeti, vendi, pagi, kosti – e qualche decina di nomi coprono negozi, prezzi, banca e valute.

Aggiornato: 5 min di lettura

Comprare in esperanto si dice aĉeti, vendere vendi, pagare pagi e costare kosti. Un negozio è un vendejo o una butiko, il prezzo è il prezo e il denaro è mono. Un prezzo dopo kosti prende la desinenza -n: Ĝi kostas dek du eŭrojn – «Costa dodici euro.» Le guide alla pronuncia dividono le parole in sillabe, le scrivono come le leggerebbe un italiano (ts = c, c / ci = ĉ, g / gi = ĝ, gh = g dura davanti a e e i, sc / sci = ŝ e sh davanti a consonante, i = j, u = ŭ; vedi l’alfabeto) e mostrano la sillaba accentata in maiuscolo.

Negozi e mercati

ItalianoEsperantoPronunciaNota
negoziovendejoven-DE-ioReVo: luogo dove si vende e si compra; oggi fa pensare a un edificio o a un sito web
negozio (in strada)butikobu-TI-koReVo: di solito al piano terra, con vendita al dettaglio
supermercatosuperbazaro, supervendejosu-per-ba-ZA-ro, su-per-ven-DE-ioun grande negozio con un vasto assortimento
grande magazzinoĉiovendejoci-o-ven-DE-io«negozio di tutto». Magazeno è un magazzino o un grande negozio, non una rivista
mercato, bazarbazaroba-ZA-rouna sala o uno spazio all’aperto con molte bancarelle
farmaciaapotekoa-po-TE-kodove si preparano e si vendono i medicinali
panetteriabakejoba-KE-iodove si fanno o si vendono prodotti da forno
negozio onlineretbutikoret-bu-TI-koreto «rete» + butiko
fare acquisti, andare per negozibutikumibu-ti-KU-miReVo: visitare i negozi per fare vari acquisti

I nomi dei negozi seguono uno schema: ciò che si vende + -vendejo, come in libr·o·vend·ej·o. Il suffisso -ej- indica un «luogo» e -ist- una persona che fa qualcosa, perciò vendisto è un venditore e butikisto un negoziante. Vedi la formazione delle parole, i suffissi e professioni e lavoro. Abiti, taglie e frasi da camerino sono nella pagina sui vestiti, mentre le frasi veloci per gli acquisti in viaggio sono in viaggio.

Comprare, vendere e pagare

ItalianoEsperantoPronunciaNota
comprareaĉetia-CE-tiaĉeti de iu «comprare da qualcuno»
venderevendiVEN-divendi al iu «vendere a qualcuno»
pagarepagiPA-ghipagi por la libro «pagare il libro»
costarekostiKOS-tiil prezzo prende -n, vedi sotto
valerevaloriva-LO-rivalori dek eŭrojn «valere dieci euro»
prezzoprezoPRE-zo
scontorabatora-BA-tofari rabaton «fare uno sconto» (ReVo)
ricevuta, scontrinokvitancokvi-TAN-tsoReVo: prova scritta del pagamento
cassakasoKA-soĉe la kaso «alla cassa»
cassiere, cassierakasistoka-SIS-tokaso + -isto
clienteklientokli-EN-tochi compra regolarmente da un negozio o da un’azienda
sacchetto della spesaaĉetsakoa-cet-SA-ko
carrello della spesaaĉetĉaretoa-cet-cia-RE-toĉareto «carrettino»
portafoglio, borsellinomonujomo-NU-iomono + -uj- «contenitore»
restorestmonorest-MO-no«denaro che resta»
manciatrinkmonotrink-MO-no«denaro per bere»
caro, costosomultekostamul-te-KOS-ta«che costa molto»
economicomalmultekosta, malkaramal-mul-te-KOS-ta, mal-KA-ramal- dà il contrario

Kara significa anche «caro, amato», e il ReVo segna come arcaico il senso «costoso». L’italiano «caro» ha lo stesso doppio senso, ma in esperanto per «costoso» si preferisce multekosta. Il ReVo segna inoltre pagi la manĝon «pagare il pasto» come forma da evitare e suggerisce pripagi la manĝon; la forma semplice è pagi por la manĝo.

Come funzionano i prezzi in una frase

Un prezzo è una misura, come una lunghezza o un peso, e una misura dopo un verbo prende -n. La grammatica di riferimento PMEG spiega la frase del Fundamento Kvar metroj da tiu ĉi ŝtofo kostas naŭ frankojn «Quattro metri di questa stoffa costano nove franchi»: naŭ frankojn è un complemento di misura che indica il costo, non un oggetto. Il ReVo concorda e segna kosti come intransitivo. I numerali non cambiano mai; il sostantivo che li segue prende -j da du in su, e -n se è il prezzo. Vedi l’accusativo, i numeri e il convertitore di numeri.

EsperantoItalianoNota
Kiom kostas unu kilogramo da pomoj?Quanto costa un chilo di mele?da collega una quantità alla cosa misurata
Ili kostas du eŭrojn kaj kvindek cendojn.Costano 2,50 euro.entrambi i sostantivi prendono -n
La libro valoras dek eŭrojn.Il libro vale dieci euro.PMEG: anche valori prende una misura
Mi pagis dek eŭrojn por la libro.Ho pagato dieci euro per il libro.il denaro è l’oggetto, la merce segue por
Mi aĉetis ĝin por dek eŭroj.L’ho comprato per dieci euro.dopo por il prezzo non ha -n
Mi pagis per kreditkarto.Ho pagato con la carta di credito.per «per mezzo di»
Mi pagos kontante.Pagherò in contanti.kontante «in contanti»
Tiu ŝtofo kostas po dek eŭrojn por metro.Quella stoffa costa dieci euro al metro.po sta davanti alla somma

Il PMEG sconsiglia kostas dek eŭrojn po metro: po appartiene alla somma che si ripete. Il PMEG suggerisce anche por per acquisti e vendite chiari e kontraŭ per altri scambi, ma dice che il confine è spesso sfumato; il ReVo usa entrambi per le vendite.

In italiano si scrive «2,50 euro» con la virgola decimale e «euro» non cambia al plurale; in esperanto si dice la somma a parole, con i due sostantivi al plurale e con -n: du eŭrojn kaj kvindek cendojn.

Banca e denaro

ItalianoEsperantoPronunciaNota
bancabankoBAN-kouna filiale è un bankejo
conto bancariobankkontobank-KON-toconto di risparmio: ŝparkonto
bancomat, sportello automaticobankaŭtomato, monaŭtomatoban-kau-to-MA-to, mo-nau-to-MA-toil ReVo li elenca entrambi, più elpagaŭtomato
carta di creditokreditkartokre-dit-KAR-tocarta bancaria: bankokarto. Una carta di debito è debetkarto in un testo citato dal ReVo
monetamoneromo-NE-ro
banconotamonbiletomon-bi-LE-toil ReVo segna banknoto come forma da evitare
depositaredeponide-PO-ni
prelevareelpreniel-PRE-nielpreni monon el la bankaŭtomato
risparmiareŝpariSHPA-ririsparmi: ŝparaĵoj
prestare, prendere in prestitopruntiPRUN-tivedi sotto
interesseinterezoin-te-RE-zo
dovere (denaro), essere in debitoŝuldiSCIUL-didebito: ŝuldo
stipendiosalajrosa-LAI-ro

Prunti funziona in entrambe le direzioni, e il ReVo dà tutti e due i sensi: Mi pruntis al li monon è «Gli ho prestato dei soldi», Mi pruntis monon de amiko «Ho preso in prestito dei soldi da un amico». L’italiano ha due verbi, «prestare» e «prendere in prestito», mentre l’esperanto ne ha uno solo. Per essere chiari usa pruntedoni «prestare» e pruntepreni «prendere in prestito»; il ReVo elenca entrambi e definisce più regolare la grafia in due parole (prunte doni). Il prestito stesso è un prunto.

Valute

ItalianoEsperantoPronunciaNota
euroeŭroEU-roReVo: Ĝi kostas dek eŭrojn kaj kvindek cendojn
dollarodolarodo-LA-roStati Uniti, Canada, Australia, Singapore e altri
sterlinapundoPUN-dofunto è la misura di peso, circa mezzo chilo
yenenoE-nonon jeno, che significa «ciò che segue»
rublorubloRU-bloRussia e Bielorussia
złotyzlotoZLO-toPolonia; plurale zlotoj
francofrankoFRAN-koSvizzera, vari Stati africani e, in passato, Belgio, Francia e Lussemburgo
yuanjuanoiu-A-noCina

La moneta di un Paese è la sua valuto «valuta»; un’unità di denaro è un monunuo. I nomi sono comuni sostantivi in minuscolo: unu dolaro, dek dolaroj, dek dolarojn come prezzo. Le suddivisioni comprendono cendo «centesimo», penco «penny» e kopeko «copeco» (un centesimo di rublo). In Italia, a San Marino e in Vaticano si paga in euro, che ha sostituito la lira nel 2002; in Svizzera, Canton Ticino compreso, in franchi: franko, il «franco svizzero». Lo yen si scrive come eno «interno», quindi solo il contesto li distingue.

Lo spesmilo. L’esperanto ebbe un tempo una moneta propria. Lo spesmilo (₷) fu proposto nel 1907 da René de Saussure e usato prima della Prima guerra mondiale, soprattutto tramite la Ĉekbanko Esperantista, una banca di assegni esperantista. Uno spesmilo valeva 1.000 spesoj, pari a 0,733 g di oro puro, cioè circa mezzo dollaro statunitense. La Wikipedia inglese lo dice obsoleto. Il PMEG cita Mia ringo valoras tri kaj duonon da spesmiloj – «Il mio anello vale tre spesmilo e mezzo.»

Falsi amici e trappole per chi parla italiano

Parola italianaEsperantoChe cosa significa davvero
«mercato» (il luogo)merkatoPer il ReVo merkato non indica mai un luogo, ma il mercato in senso economico («il mercato del cotone», «mercato azionario»). Il luogo con le bancarelle è il bazaro
«boutique»butikoUna butiko è un qualsiasi negozio al dettaglio; l’italiano «boutique» fa pensare soprattutto a un negozio elegante di moda
«banco» (di negozio, di scuola)bankoLa banca, cioè l’istituto finanziario. Il «banco» non è banko
«magazzino»magazenoQui l’italiano aiuta: magazeno è il deposito, ma anche un grande negozio, come i «grandi magazzini». Non è una rivista
«moneta» (denaro in generale)mono, moneroMono è il denaro in generale; monero è la «moneta» metallica

Un dialogo al mercato

ChiEsperantoItaliano
venditoreBonan tagon! Kion vi deziras?Buongiorno! Che cosa desidera?
clienteBonan tagon. Kiom kostas unu kilogramo da pomoj?Buongiorno. Quanto costa un chilo di mele?
venditoreDu eŭrojn kaj kvindek cendojn.Due euro e cinquanta.
clienteBone, mi aĉetos du kilogramojn. Ĉu vi havas ankaŭ pirojn?Bene, ne prendo due chili. Avete anche le pere?
venditoreJes, ili estas pli malmultekostaj: ili kostas unu eŭron kaj kvindek cendojn.Sì, costano meno: un euro e cinquanta.
clienteMi prenos unu kilogramon.Ne prendo un chilo.
venditoreĈio kune kostas ses eŭrojn kaj kvindek cendojn.In tutto fa 6,50 euro.
clienteJen dudek eŭroj.Ecco venti euro.
venditoreDankon. Jen via restmono: dek tri eŭroj kaj kvindek cendoj.Grazie. Ecco il resto: 13,50 euro.
clienteDankon. Ĉu mi povas ricevi kvitancon?Grazie. Posso avere uno scontrino?
venditoreCerte. Ĝis revido!Certo. Arrivederci!

Domande frequenti

Come si dice «Quanto costa?» in esperanto?

Kiom kostas ĝi? (KI-om KOS-tas gi). Per nominare la cosa, mettila dopo il verbo: Kiom kostas la pomoj? – «Quanto costano le mele?» La risposta ha -n: Ili kostas du eŭrojn.

Il prezzo prende -n dopo kosti?

Sì: Ĝi kostas dek eŭrojn. Il PMEG chiama questa -n un complemento di misura e non un oggetto, e il ReVo segna kosti come intransitivo. Dopo esti o por il prezzo non ha -n: La prezo estas dek eŭroj, por dek eŭroj.

Che differenza c’è tra butiko e vendejo?

Entrambi significano «negozio». Il ReVo definisce butiko un negozio al piano terra che vende al dettaglio, e vendejo qualsiasi luogo dove si vende e si compra. Un mercato con le bancarelle è un bazaro; il ReVo precisa che merkato non indica mai un luogo, ma solo il mercato in senso economico.

Come si dice «yen» in esperanto?

Eno, come in Ĝi kostas cent enojn – «Costa cento yen» (ReVo; Vikipedio in esperanto). Jeno è un’altra parola e significa «ciò che segue».

Esiste una moneta esperantista?

Storicamente sì: lo spesmilo, proposto nel 1907 e usato prima della Prima guerra mondiale. La Wikipedia inglese lo descrive come obsoleto.

Fonti

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